Intervista a Alberto Maestri – HR chiama Marketing

HR e Marketing sono la nuova "coppia di potere" all'interno delle migliori aziende.

Il valore di un brand va comunicato sia internamente che esternamente.

L’iniziativa “HR chiama Marketing”, ideata da Rosanna Del Noce e Stefania Boleso, ha lo scopo di promuovere il dialogo tra queste due aree, una sinergia strategica finalizzata a un’evoluzione aziendale percepita e apprezzata tanto dal mercato quanto dai collaboratori.

 

Intervista a Alberto Maestri

Chief Content Officer - OpenKnowledge

 

realizzata da Rosanna Del Noce

CEO Recround - Digital & Marketing HR Consultant

In che modo le aziende, e in special modo le figure HR, sono attratte dall’innovazione e dall’opportunità  derivante da una sinergia con l’area Marketing?

Il digitale oggi non è più sinonimo di innovazione: non esiste probabilmente nemmeno più, è l’equivalente dell’aria che respiriamo. Per queste ragioni, le aziende vogliono essere sorprese. E chiedono di essere sorprese in particolare su metodi e contenuti. 

Rispetto ai metodi, essi non andranno mai fuori moda, anzi: saranno sempre più importanti per dare forma e senso alla marea di tecnologie, strumenti, soluzioni ormai resi commodity, alla portata di tutti ma allo stesso tempo così difficili da organizzare e selezionare.

Rispetto ai contenuti, leggendo su LinkedIn un aggiornamento di un contatto ho scoperto casualmente la figura del digital curator, colui / colei che seleziona i contenuti più rilevanti per clienti, colleghi, capi.  Un aspetto su cui ci viene chiesto supporto è proprio la cura, selezione dei contenuti da scegliere e da distribuire ai dipendenti, nonché da condividere internamente durante le ore di formazione erogate. D’altronde, qualsiasi enterprise content strategy si basa sulla regola delle 3C: creation, collection, curation.

 

Chi è più  pronto ad accogliere e a promuovere la cultura digitale?

Sicuramente l’area marketing. Come anticipavo sopra, sempre più il digitale è e deve essere una competenza “soft” trasversale. Alcune aziende non hanno al proprio interno il digital manager: perché, sono forse meno avvezze alle nuove tecnologie? Al contrario, esse hanno come obiettivo la diffusione a macchia d’olio del digital mindset. Stessa situazione per colossi come Google, che al proprio interno non ha un “ufficio innovazione”: semplicemente, se non sei innovativo, in Google non entri. Questo il marketing l’ha compreso già bene da qualche anno. Un digital mindset diffuso reso ancora più urgente dai nuovi ingressi nelle organizzazioni: quando viene selezionato un millennial oppure un centennial, non c’è alcun bisogno di indagare e testare le loro competenze digitali. Qui entra in gioco l’HR, che ha il controllo dei budget formazione ma una forma mentis più rigorosa e istituzionalizzata.

Occorre integrare meglio questi due mondi, così vicini e così lontani: anche perché le migliori esperienze di marketing nascono grazie a dipendenti ingaggiati, felici, motivati.

 

La visibilità  e la credibilità delle aziende sta crescendo anche grazie al ruolo dei collaboratori, che diventano i brand ambassador più credibili e seguiti dal mercato. Questo trend conferma l’opportunitàdi una sinergia tra HR e Marketing. Allo stato attuale HR e Marketing si stanno parlando?

Esiste una oggettiva e palese difficoltà di linguaggio, visioni del mondo (aziendale) e mindset. Al contrario, termini come employer branding, employer reputation, social recruiting, employee advocacy devono fare riflettere sul ceppo comune che le caratterizza: devono parlarsi ancora di più, soprattutto se si tratta di aziende attive in business digitali, dove le linee di confine organizzativo sono ancora più sottili. Non a caso, AirBnB già nel 2015 ha rinominato il proprio Direttore del Personale “Chief Employee Experience Officer”: come già sottolineato un buon marketing parte dall’interno dell’organizzazione.

Quali sono le competenze che sarà  necessario acquisire per soddisfare i nuovi bisogni delle imprese. Si può  pensare a un’area “nuova”e trasversale a supporto della promozione della cultura digitale?

Certamente, tale area esiste già ed è ben presidiata in alcune aziende: si chiama CxO, Chief Experience Officer. Una figura professionale che si occupa end-to-end delle esperienze progettate / gestite dall’organizzazione verso tutti i pubblici – esterni (clienti e consumatori) ed interni (dipendenti e business partner). È evidente che tale professionalità curi anche gli aspetti di “prontezza” (readiness) delle persone, in modo che il digitale sia davvero una leva propulsiva e non più un grattacapo. L’esperienza diventa dunque il trait d’union che lega l’intera roadmap di trasformazione organizzativa.

 

Per partecipare e richiedere ulteriori informazioni scrivete a Rosanna Del Noce 

mail rosanna@recround.it

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