Intervista a Marco Rovatti – HR chiama Marketing

HR e Marketing sono la nuova "coppia di potere" all'interno delle migliori aziende.

Il valore di un brand va comunicato sia internamente che esternamente.

L’iniziativa “HR chiama Marketing”, ideata da Rosanna Del Noce e Stefania Boleso, ha lo scopo di promuovere il dialogo tra queste due aree, una sinergia strategica finalizzata a un’evoluzione aziendale percepita e apprezzata tanto dal mercato quanto dai collaboratori.

 

Intervista a Marco Rovatti

Digital HR Manager - TK Soluzioni

 

realizzata da Rosanna Del Noce

CEO Recround - Digital & Marketing HR Consultant

Il mondo HR sta vivendo un momento di evoluzione che lo vede meno coinvolto in attività  burocratiche e più aperto alle attività  di comunicazione. Quali opportunitàvedi in questa evoluzione?

Si parla spesso di persone al centro, credo che la vera innovazione, così come il vero benessere, consista nel far in modo che le persone possano riscoprire il proprio centro. Stiamo assistendo ad un nuovo “umanesimo” dell’era HR in cui la contaminazione con i linguaggi più specifici del Marketing ma non solo, stimoleranno sempre più la crescita delle persone e la comunicazione a tutti i livelli in azienda. Perché questo? Perché crescere insieme alle persone dentro l’azienda è il valore più importante che ogni hr, ogni manager, ogni board dovrà prefiggersi: persone felici e serene in un contesto il più possibile tale non serve solo per aumentare i profitti ma per trovare un senso comune da condividere. “Umanesimo” perché il cambiamento ripartirà prima ancora che da numeri e da tecnologie dal cuore delle persone; sembra assurdo forse ma credo che l’unica possibilità di migliorare per le aziende italiane sia ricostruire “il centro” di ognuno di noi, fatto di valori, di affetti, di vita comune, di condivisione, di fiducia, di trasparenza nel lavorare insieme. Le migliori storie di successo in Italia sono quelle fatte da donne e uomini che hanno capito la forza di crescere e lottare insieme, che hanno sacrificato un pezzetto del loro io capendo che il noi poteva raggiungere mete più ampie.

 

Nel tuo articolo “Digital HR Manager: il cambiamento verso l’Era degli HR” definisci Il Digital HR Manager come l’abilitatore del cambiamento culturale di un’azienda, per l’attenzione alle persone che la compongono. Come possiamo sostenere il passaggio a questa nuova Era degli HR?

Il passaggio a questa nuova era degli HR dal mio punto di vista sarà decisivo per la crescita e per la vita stessa delle aziende; proprio perché non sarà solo sintomo della rinascita o mutamento di un job profile ma perché significherà e sarà portatore di un più profondo e pervasivo cambiamento di mentalità aziendale e di approccio di business che già sta avvenendo intorno a noi. Tutto questo potrà avvenire solo grazie ad un percorso comune su tutti i livelli aziendali: il change management che occorre per questo tipo di sforzo comune diviene vettore di cambiamento dal Board familiare ai CdA più strutturati, dalle linee del management fino ad ogni singolo collaboratore. Sarà, come sempre, prima di tutto la possibilità di iniettare una “visione” nuova del vivere l’azienda e del fare business insieme fondata sul trust e sulla disclosure a tutti i livelli. E’ finita l’era del controllo generato dalla sostanziale sfiducia nel collaboratore o nel manager che ci sta accanto a cui in ogni caso si può scaricare la colpa se le cose vanno male, si apre l’era del rispetto, della correttezza e della condivisione non solo fatta di slogan e di aperitivi offerti ma fatta da un modo di vivere l’azienda nel rispetto della vita di ognuno che la compone. Parole come Work Life balance, Smart Working, remote working sono i primi importanti passi verso questa direzione; c’è ancora tanta strada da fare ma siamo in cammino.

 

La visibilità e la credibilità delle aziende sta crescendo anche grazie al ruolo dei collaboratori, i brand ambassador più credibili e seguiti dal mercato. In che modo l’azienda può supportare i dipendenti e coinvolgerli in progetti che portino beneficio ad entrambi?

Fino ad oggi abbiamo visto esempi in cui l’azienda e le persone che la dirigono hanno spesso preferito controllare la comunicazione piuttosto che aprirsi al confronto e questo perché? Perché aprirsi alle opinioni altrui e dei propri collaboratori in primis significa dovere ascoltare e confrontarsi con punti di vista diversi e soprattutto una volta ascoltati dare delle risposte concrete a queste istanze. In questo senso la nuova era digitale sta spezzando questo tabù, proprio perché ruoli e gerarchie stanno mutando forma e perché il “profilo” del vecchio “dipendente” non può più essere controllato tramite disciplinari, regolamenti, gerarchie etc. Stiamo assistendo alla realizzazione della società c.d. fluida (Baumann) ed alla fluidificazione della comunicazione che scardina i vecchi stilemi organizzativi.

 

Le aziende ora stanno capendo che i primi vettori di Brand Identity sono i propri dipendenti, con la loro voce fuori e dentro l’azienda, con le loro idee, la loro vita, i loro post.

 

Non credo che esista una ricetta univoca per indirizzare questo storytelling spontaneo; certo è che, come non mi stancherò mai di ripetere, tutto parte da una forte condivisione di valori, di missione e del modo di vivere l’azienda tra chi l’ha fondata, chi la governa e chi la vive ogni giorno. Avere il consenso e la positività di tutti come diceva Aristotele è impossibile poiché sarebbe falsità, ma permettere non solo al Board aziendale ma ai manager, e più in generale a tutti di condividere ciò che di bello e buono c’è all’interno della propria realtà sta diventando sempre più l’arma vincente per attrarre nuovi collaboratori, mantenere quelli esistenti e diventare vincenti sul mercato.

Come fare ciò? Dando spazio alle idee, alle iniziative individuali e collettive, aprendo l’azienda a guardare ed ascoltare ciò che fanno le altre aziende dello stesso settore e non, aprendosi al mondo senza paura di “essere copiati” perché dalla condivisione e dalla competizione positiva nasce crescita e voglia di miglioramento. Di certo una modalità è quella di dare voce non solo al proprio marketing ma ai propri hr troppo spesso relegati a meri controller di costi ed invece portatori di una visione trasversale strategica all’interno dell’azienda. Tutto questo comporta un grande salto per molte aziende ma la scelta non è tra avere fiducia o trovare nuovi mezzi di controllo: la scelta  è solo una…avere fiducia e creare le condizioni per cui i comportamenti corretti diventino il vero DNA distintivo dell’azienda stessa (es. Netflix, Google, LinkedIn etc..).

     

Per partecipare e richiedere ulteriori informazioni scrivete a Rosanna Del Noce 

mail rosanna@recround.it

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