Le qualità di Human Management

Il ruolo HR vive una fase decisiva, di profondo cambiamento. È cambiato lo scenario, sono cambiate le priorità, è cambiato il mondo.

La capacità di un’organizzazione di evolvere e di essere in grado di far evolvere il ruolo delle persone che vi operano, mantenendo alto il livello di motivazione, rappresenta la principale sfida.

Ma non solo: riuscire a coordinare le persone  a distanza non è un’impresa così facile. Cambia il mindset e cambiano le priorità. Ecco che il lavoro a distanza, lo smartworking, la digitalizzazione dei processi, l’individuazione di nuovi tool collaborativi diventano nuove mete da raggiungere in fretta.

Come riuscire a gestire a distanza i processi di recruitment & selection, l’engagement, le attività di sviluppo, i people analytics?

La tecnologia è uno strumento di grande aiuto anche se fortunatamente serve qualcosa di più.

Oggi più che mai c’è bisogno di una vera evoluzione delle attività HR, occorre potenziare la cultura di un’organizzazione e creare coesione.

Stiamo attraversando un momento storico nel quale sono fondamentali le qualità di Human Management.

Le persone desiderano essere parte di un’organizzazione evoluta, migliorare la loro esperienza professionale, prendersi cura del loro benessere  psicologico e impegnarsi nel sociale.

Assistiamo – rispetto agli anni passati – ad uno spostamento verso un’esperienza di lavoro più olistica, capace di integrare vita professionale e vita privata.

Il coinvolgimento delle persone è sicuramente una sfida, sia a livello di connessione emotiva che di impegno nei confronti dell’organizzazione di appartenenza. Quando le persone si sentono stimate, valorizzate,  in una semplice parola “ascoltate”, ecco che la loro dedizione e il loro entusiasmo per il lavoro e l’azienda crescono. Aumentano la fidelizzazione e l’engagement.

Quando le persone hanno individuato il loro purpose individuale e trovano una vicinanza e una coerenza con il purpose aziendale contribuiscono attivamente a coltivare la cultura aziendale. 

Ecco che una delle qualità che deve possedere un Human Manager, o comunque un leader, è la capacità di ascoltoattivo e partecipativo.

Saper ascoltare i collaboratori con l’autentico proposito di farli progredire, incoraggiarli, cooperare, vivere pienamente il proprio ruolo. Nessun ecosistema di cultura e produttività può evolvere senza una politica di benessere, supportata da strategie su misura e alimentata dall’ascolto attivo dei propri collaboratori.

La cura per la relazione è il presupposto di ogni occasione di sinergia e armonia tra le persone, garantisce l’interesse e la spinta verso un nuovo equilibrio. La capacità relazionale è ancora più importante in un contesto in cui lo “spazio” si dilata fino a confondersi tra le mura domestiche. Un ambiente non più circoscritto dentro “i muri” di un edificio aziendale, o di un singolo ufficio, bensì esteso in uno spazio “allargato”, costituito da tante postazioni di lavoro che interagiscono a distanza, in remoto.

Le capacità di collaborazione, l’orientamento al servizio e l’intelligenza emotiva aiutano a essere accolti e accogliere gli altri in un ambiente sano, ad accrescere il potenziale nel singolo e nel team, con una maggiore focalizzazione sul risultato.

Le emozioni positive guidano le persone e con un stato psicologico positivo si raggiungono alte performance.

Possedere  un’intelligenza  emotiva allenarla è indispensabile per operare nel mondo human, dove il patrimonio umano è l’essenza dell’organizzazione e non “il mezzo” attraverso il quale conseguire dei risultati economici.

In un momento come quello che stiamo vivendo, la sfida più impegnativa è quella di riuscire a comprendere le emozioni, al fine di integrarle nei processi organizzativi e convertirle nella forza propulsiva necessaria per raggiungere obiettivi comuni.

L’ascolto, il feedback, l’approfondimento e l’analisi delle esigenze altrui diventano prioritari.

Comprendere il significato di “risorsa umana” o meglio ancora di “persona”, conoscere le sue aspettative, i suoi bisogni espliciti ed impliciti e mostrargli la propria attenzione rappresentano le fondamenta di un rapporto esclusivo, duraturo ed appagante.

L’intelligenza emotiva è una qualità importantissima quando contiene anche le qualità di ciò che potremmo definire come intelligenza emotiva digitale: la capacità di saper interagire efficacemente con la tecnologia, adattarla al contesto organizzativo disegnando processi sostenibili in cui tecnologia e persone interagiscono in modo empatico.

Operare nell’HR oggi significa pertanto diffondere una nuova leadership, non più autoritaria, ma dialogante e supportiva, capace cioè di abbandonare le strutture gerarchiche piramidali e abbracciare una struttura orizzontale democratica, snella ed efficiente.

L’empatia diventa così una qualità cruciale insieme a creatività, inclusività, capacità di osservare e comprendere il contesto lavorativo in cui si opera.

Mi piace pensare all’HR manager come ad un professionista capace di creare benessere, interazione, in grado di aiutare le persone a crescere, non solo a livello professionale, ma anche personale. Un ruolo come “co-responsabile del benessere sociale”, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e vivere il proprio ruolo non più come un semplice posto di lavoro, ma anche come un ambito dove potersi esprimere appieno e nel quale riconoscersi completamente. Attraverso l’identificazione del proprio purpose e in sintonia con il purpose aziendale.

Non da ultimo riveste carattere di estrema importanza e sensibilità, la capacità di saper favorire la diversità e l’inclusione sul luogo di lavoro, rimuovendo ogni pregiudizio. L’apertura mentale come base di partenza per l’accettazione della diversità, intesa come ricchezza e valore aggiunto. L’impegno a costruire un’organizzazione diversificata, affinché la cultura della diversity diventi parte preponderante della cultura aziendale.

Sabrina Capraro

HR Senior Consultant - Trainer & Professional Coach

 

 

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